Assemblea Nazionale FIMMG: “Sulla medicina generale servono soluzioni condivise, non scaricare sui medici i ritardi delle Regioni”

Oltre mille delegati della FIMMG si sono riuniti oggi (ieri per chi legge, NDR) in assemblea per discutere della profonda crisi che sta attraversando la medicina generale e del futuro rapporto tra medici di famiglia, Case di comunità e Servizio sanitario nazionale. Nel corso del dibattito è stata messa in risalto  la lentezza con cui le Regioni, in oltre due anni, non sono riuscite a trovare una soluzione organizzativa chiara sul ruolo dei medici di medicina generale all’interno delle Case di comunità. Un ritardo che , non può essere imputato ai medici, che anzi,  hanno più volte manifestato disponibilità al confronto e alla ricerca di modelli organizzativi efficaci. Espresse anche   forti perplessità sul metodo con cui era stato presentato il cosiddetto “decreto Schillaci”, ritenendo che alcune impostazioni rischiassero di creare profili di criticità costituzionale, riportando il sistema delle relazioni professionali  e sindacali a una logica assimilabile al passato del “caporalato”, con l’assegnazione ope legis di incarichi e funzioni, bypassando i diritti e le garanzie costituzionali.  Oggi, tuttavia, di fronte a una situazione che si è ulteriormente complicata anche per il ritardo nella definizione degli Accordi integrativi regionali (AIR), la FIMMG ha aperto uno spiraglio di collaborazione con il Ministero della Salute per evitare che il mancato raggiungimento degli obiettivi del PNRR possa generare un danno economico che ricadrebbe sull’intera collettività e, indirettamente, anche sui professionisti del settore.  La disponibilità al confronto, però, deve avvenire nel rispetto delle regole della contrattazione e all’interno dell’ACN, l’Accordo collettivo nazionale che disciplina la medicina generale. La definizione del contributo dei medici alle Case di comunità, comprese le ore di attività da dedicare alle nuove strutture territoriali, dovrà essere oggetto di un nuovo atto di indirizzo e soprattutto di un reale processo di condivisione dei contenuti.  Il messaggio che arriva dall’assemblea è chiaro: i medici di medicina generale sono pronti a fare la propria parte per salvare gli obiettivi della riforma territoriale e del PNRR, ma non accetteranno scorciatoie normative né soluzioni imposte dall’alto che mortifichino il ruolo professionale e i principi della contrattazione.  Il fronte Regioni è però quello da cui potrebbe arrivare la soluzione. Alcune infatti hanno già messo in atto gli accordi regionali – sulla base del Accordo collettivo nazionale (Acn) – e i medici di famiglia lavorano nelle nuove strutture. Come ha rivendicato il segretario della Fimmg, durante l’evento di Fdi a Cagliari a cui ha partecipato on line , annunciando anche un monitoraggio nazionale del sindacato su questo fronte. Inserire l’accordo con il ministero della Salute all’interno della piattaforma della convenzione è il punto su cui ‘batte’ da sempre la Fimmg. All’assemblea hanno partecipato i principali rappresentanti del mondo medico e sindacale: i segretari nazionali dei sindacati della dirigenza ospedaliera Anaao Assomed e CIMO-FESMED, i vertici del SUMAI, il presidente della FNOMCeO Filippo Anelli e il presidente dell’ENPAM Alberto Oliveti. Una presenza che ha testimoniato la condivisione delle preoccupazioni sul futuro della sanità territoriale e la necessità di individuare soluzioni comuni per garantire il raggiungimento degli obiettivi della riforma.

(Nella foto, la delegazione provinciale di Agrigento insieme al Segretario nazionale Silvestro Scotti)

FONTE: FIMMG ROMA

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