I dati dei Medici di famiglia aiutano a capire il COVID 19: ricerca realizzata da S.I.M.G. in Veneto da una rete di MMG sentinella coordinati dalla Scuola Veneta di Medicina Generale

I dati dei Medici di famiglia aiutano a capire il COVID 19

Gran parte delle pubblicazioni relative alle manifestazioni cliniche del COVID 19 sono ricavate dai dati dei pazienti ricoverati in ospedale. Una ricerca promossa dalla S.I.M.G. e realizzata durante la fase 1 della primavera 2020 in Veneto da una rete di Medici di Medicina Generale sentinella, coordinati dalla Scuola Veneta di Medicina Generale, rende oggi disponibili dei dati originali che contribuiscono a comprendere con maggiore precisione alcuni aspetti della presentazione clinica e dei fattori di rischio di questa malattia virale.

La ricerca inoltre conferma ancora una volta l’enorme potenziale scientifico dei dati raccolti nel setting delle Cure Primarie dai Medici di famiglia.


risultati di uno studio osservazionale S.I.M.G. in Medicina Generale sul COVID-19.

In una ricerca originale promossa dalla S.I.M.G. e realizzata grazie al coordinamento organizzativo della S.Ve.M.G. (Scuola Veneta di Medicina Generale), dal 17 marzo all’ 8 luglio 2020, 89 medici di famiglia del Veneto hanno sistematicamente raccolto dati pertinenti a pazienti con sintomi di malattia virale acuta (criterio di inclusione).

Di seguito gli obiettivi e risultati.

Obiettivo 1 Quanti sono i sintomatici positivi al tampone?
In fase 1 la prevalenza di periodo è 23.5% (20.3%-27.0%). Durante tutto il follow-up il 22.84% dei sintomatici positivi ha subito un ricovero e il 4.32% è deceduto; tra i sintomatici negativi i ricoverati erano 3.0% e i morti 0.36%.

Obiettivo 2 Quali sono, nei positivi, i fenotipi di malattia?
La Principal Component Analysis ha dimostrato l’esistenza di due fenotipi. Un Fenotipo A spiega nel modello il 43.4% della varianza ed è caratterizzato da diverse combinazioni di ipo-ageusia/anosmia, sintomi oculari e sintomi ORL.  Un Fenotipo B, potenzialmente più grave, spiega il 20.7% della varianza ed è associato a sintomi respiratori importanti (dispnea, fiato corto) spesso concomitanti a sintomi gastroenterici, fragilità e/o comorbidità.

Obiettivo 3. Quali sono i fattori di rischio per infezione?
Il BMI (OR=1.09 p<0.0001), le condizioni di elevato livello basale di esposizione al contagio (OR= 8.43 P<0.0001), la condizione di non fumatore (OR: 2.31 P=0.001) e l’insorgenza dei sintomi prima del 1 aprile (OR 2.28 p=0.001).

Lo studio delle interazioni ha coinvolto anche età e fragilità.

Di seguito i risultati:

  1. Primo: le misure di lockdown sono state efficaci.  Prima del 1 Aprile il rischio di infezione era linearmente proporzionale all’ età; dopo il primo aprile -quando il lockdown era ormai prolungato- non più. Inoltre, i soggetti mediamente esposti al contagio dopo il primo aprile hanno subito un forte e brusco calo del rischio (OR=0.17 p<0.0001).
  2. Secondo: gli anziani obesi rappresentano una categoria particolarmente importante. L’aumento di rischio legato all’ età è infatti proporzionale all’ aumentare del BMI. All’ età di 80 anni BMI=40 presenta ad esempio rispetto a BMI=20 un odds di infezione 57 volte maggiore (OR= 56.54 p<0.0001).
  3. Terzo: i pazienti fragili, basalmente molto esposti se confrontati con pazienti normalmente esposti, corrono un rischio di infezione molto più alto (OR= 55.81 p<0.0001) rispetto ai pazienti non fragili (OR=10.61 p<0.0001).
  4. Quarto: nei pazienti magri l’esposizione al fumo è associata ad un significativo calo del rischio. Nello strato BMI=20 i fumatori presentano ad esempio un odds di infezione ridotto dell’80% (OR=0.20 p=0.001).

Obiettivo 4: e’ possibile una diagnosi di malattia a partire dai sintomi?
Nessun sintomo ha mostrato un potere predittivo positivo sufficiente a formulare una diagnosi clinica. Quello più tipico, l’ageusia, ha in Fase 1 ad esempio un PPV (=probabilità di veri positivi) pari a quello del lancio di una moneta (52.1%). Più interessante risulta in teoria il potere di escludere la malattia, che si dimostra piuttosto elevato anche in Fase 1 ma è purtroppo più o meno uguale per tutti i sintomi (range di veri negativi: dal 75.9% all’ 83.1%).

Attraverso un secondo modello logistico abbiamo tuttavia creato una equazione in grado di prevedere l’assenza di malattia con una attendibilità del 95% prendendo in considerazione diversi sintomi assieme; la sua validazione interna ha dato ottimi risultati e abbiamo previsto di validarla su campioni esterni.

Le conclusioni che si possono trarre da questa esperienza di ricerca sono qui riassunte:

  1.  la SARS-COV-2 positività in pazienti non asintomatici è una condizione potenzialmente grave perchè si associa ad elevato rischio di ospedalizzazione e a probabilità di decesso molto maggiori rispetto a una semplice virosi stagionale
  2. le misure di lockdown sono risultate efficaci, in particolar modo nei confronti di pazienti anziani e di pazienti fragili già molto esposti in condizioni basali
  3. l’età avanzata, l’obesità e la fragilità rappresentano situazioni particolarmente a rischio di infezione e tali, pertanto, da richiedere la massima attenzione in termini di interventi preventivi
  4. la malattia da SARS-COV-2 si presenta in due principali fenotipi non mutuamente esclusivi; nessun sintomo preso da solo risulta di per sè sufficiente a formulare diagnosi cliniche attendibili
  5. in fase acuta di epidemia da un quinto ad un quarto dei pazienti con sintomi risulta positivo al virus: l’impatto sui sistemi sanitari è quindi molto rilevante e occorre produrre ogni sforzo affinchè il Paese non torni in condizioni simili alla Fase 1.

Alessandro Battaggia1,2, Andrea Scalisi1, Maurizio Cancian1,2, Massimo Fusello2, Bruno Franco Novelletto1,2, Alessandro Carraro2

S.I.M.G.– Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie
2 S.Ve.M.G. – Scuola Veneta di Medicina Generale

Coordinatori: Cancian Maurizio, Cavasin Francesco, De Conto Umberto, Fraccaro Biancamaria, Franchini Carlo Andrea, Franzoso Federico, Ivis Stefano, Lobascio Giuseppe, Loison Mauro, Martinello Elena, Merola Gennaro, Musto Martina, Pastori Caterina, Pirolo Giulio, Smajato Gianfranco, Talato Fabiola.

Ricercatori: Agostini Nazarena, Antiga Gianluigi, Autiero Vincenzo, Barberio Silvia, Bau’ Antonella, Benetollo Carlo, Benetollo Vinicio, Bergamasco Giulio, Biaggioni Michela, Bibiani Stefano, Boraso Sara, Bordignon Stefania, Bossone Vito, Braga Anna, Buscain Irene, Busin Ida, Buzzatti Agostino, Camarotto Antonio, Campana Carla, Cancian Maurizio, Casarotto Ilaria, Cassol Maria Antonia, Cavasin Francesco, Dainese Serena, De Conto Umberto, De Gobbi Riccardo, Dei Rossi Camilla, Fanton Livio, Fassina Roberto, Fontana Stefania, Fracasso Isabella, Fraccaro Biancamaria, Franchini Carlo Andrea, Francioni Gerardo, Franco Arianna, Franzoso Federico, Garonzi Paola, Givanni Silvana, Granzotto Stefano, Graziani Vittorio, Grelle Carmela, Guastella Giovanni, Guerra Cosimo, Guerrini Franco, Guerrini Valter, Ivis Stefano, Lobascio Giuseppe, Loison Mauro, Lucchini Anna, Luisetto Giampietro, Lunardi Simone, Marchioro Massimo, Marrocchella Raffaela, Martinello Elena, Mazzorana Michela, Merola Gennaro, Mescalchin Margherita, Micchi Alessio, Michieli Raffaella, Montagna Fabio, Musto Martina, Nastrini Giuseppe, Ometto Giancarlo, Orlando Luce, Pantaleoni Nicola, Pasquato Paola, Pastori Caterina, Pirolo Giulio, Pornaro Martino, Posocco Andrea, Redetti Marina, Righetto Lucio, Rossato Paolo, Saccardo Desy, Salgarelli Chiara, Sandrini Tiziano, Sartori Giulia, Scarpa Elena, Severi Sandro, Smajato Gianfranco, Sogaro Maria, Spinardi Francesco, Talato Fabiola, Tamagnini Paola, Toso Stefano, Vizzini Mariagrazia, Zaggia Franca, Zollino Mari

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